domenica 12 luglio 2015

Dylan Dog 346 ...e cenere tornerai - di Paola Barbato e Cestaro Bros (Sergio Bonelli Editore)



"Dylan non è il campanello che urla, non è il maggiolone, non è il suo clarinetto. È un personaggio che è in grado di essere (e ritrovare sé stesso anche quando viene denudato di ogni cosa. È proprio allora, quando a Dylan non resta che Dylan, che riesce a riconoscersi e noi con lui. O almeno io l'avevo intesa così".

Paola Barbato

Dylan è di ritorno a casa con il suo assistente Groucho, dopo aver fatto visita all'ormai pensionato Bloch. 
Solo che sono rimasti imbottigliati nel traffico.
Una volta tornato e parcheggiato Dylan si imbatte in una spiacevole sorpresa, piazzatagli sulla porta d'ingresso dell'appartamento a Craven Road.
Un avviso d'intimazione (o d"'intimidazione", per il solito che vuole scherzarci sopra).
L'Old Boy comincia a cedere dinanzi a questo avviso di sfratto.
Da tempo la sua vita ha assunto dei cambiamenti drastici tra le utenze bloccate e nessuno che lo comprende, nessuno che lo guidi e/o capisca la sua ragion d'essere.
Così scosso che nemmeno si fiderà più del suo compagno Groucho.
Dylan si è circondato da visi amici e da facce completamente nuove, tutto questo lo estrania dalla solita routine.




"E poi... tutte queste novità... mi lasciano perplesso. Non c'è mai niente di buono nelle cose nuove!"

Dylan non è per nulla propenso al cambiamento.
Vede nero dappertutto.
L'universo gli è completamente avverso.

Il mondo intorno comincia a deformarsi davanti ai suoi occhi, perché egli sta per affrontare una nera discesa negli inferi, presto verrà spogliato di tutte le certezze.
Girerà per le strade di Londra con il viso scavato e il corpo scavati.
Mente annebbiata, quasi annichilita dal nulla che lo circonda.
Continuerà a vagare spogliato di qualsivoglia convinzione e di abitudini.
Perché Dylan non è quello del maggiolino bianco. Dylan non è "Old boy".
Dylan non è quello che suona sempre col clarinetto "Il trillo del diavolo".
Dylan è immaginato diversamente da ogni persona, perché tutti lo vorrebbero come gli pare e piace.

...e cenere tornerai è un albo pregno di messaggi metanarrativi, meno ermetici di Spazio profondo (QUI recensito), una continua dichiarazione d'intenti sul personaggio. Una lucidissima decostruzione che terrorizza più e più volte nel corso della lettura.

"Lascia perdere... sei vecchio e obsoleto. Fai la cosa giusta... e muori!"

Da questo passaggio nasce una fortissima quanto chiarissima componente metanarrativa (tra le tante); i fan di vecchia data del personaggio e della testata vorrebbero un Dylan più radicato nel passato. Secondo loro le cose non gli stanno andando benissimo per quanto concerne dati di vendita e per le storie che vengono proposte ultimamente.
Per molti fan sarebbe meglio per lui se "tirasse le cuoia" e basta. 
Che la morte della testata sopraggiunga presto. Fine.

Il pensionamento di Bloch. Dora, L'Ispettore Carpenter e altri cambiamenti radicali hanno scombussolato non poco Dylan Dog, si, ma al lettore hanno procurato fastidio.

A pagina 66 c'è tutta la volontà degli autori e del curatore Roberto Recchioni, di riservare un posto d'onore al personaggio, con il compito di riportarlo alla luce se non nella sua forma migliore e al passo con i tempi.
Come diceva la mia insegnante di teatro: "il teatro è lo specchio della nostra società".
Così come sta dimostrando la testata del personaggio, creato da Tiziano Sclavi.

Da pagina 70 parte un delirio artistico sublime dei fratelli Cestaro, un Dylan dal volto spigoloso perso totalmente nella tempesta che presto si abbatterà nelle ultime pagine di questa nera storia.
Vi basti sapere che pagina 88 c'è tutta l'arte del fumetto d'autore, vi basti sapere che in questa tavola c'è tutta l'arte e in particolare, tutta l'arte appresa dalle matite storiche di Gianpiero Casertano.
In questa scena infatti riprende fortemente le atmosfere di un suo capolavoro come Memorie dall'invisibile; un bellissimo gioco di specchi eretto da Paola Barbato, che ricorda il David Lynch più fulgido per la sua scrittura e per il tema dell'identità.

Altro rimando? I raminghi dell'autunno, albo pubblicato lo scorso anno, scritto e disegnato da Fabio Celoni. Il miglior albo DD del 2014. Un albo che condivide con questo una scrittura inquietante e una un uso delle inquadrature certosino.

"Tutto è tornato uguale a prima. Ma è anche tutto diverso. 
La casa non è solo quattro pareti. Non quando quelle pareti ti appartengono, finalmente. Qualcuno ha detto: 'le cose che possiedi alla fine ti possiedono'".

Tutto torna alla normalità.

Anche se l'albo numero trecentoquarantasei di Dylan Dog, apre a tantissimi scenari che ben presto verranno svelati dalla Fase Due (tutt'ora in corso) in avanti.

I fratelli Cestaro hanno consegnato alla Sergio Bonelli Editore e al fumetto italiano delle pagine d'autore d'un profilo elevatissimo.
Come Paola Barbato, da qualche anno a questa parte, sta scrivendo le pagine più belle del fumetto popolare e di Dylan Dog.


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